'Ultracorpo', la recensione - SiS News

Il nuovo cortometraggio horror scritto e diretto da Michele Pastrello



Regia: Michele Pastrello
Assistente regia: Giovanna Ortica
Sceneggiatura: Michele Pastrello
Montaggio: Michele Pastrello
Cast: Diego Pagotto, Felice C. Ferrara, Elisa Straforini, Dimitri Da Dalt, Guido Laurjni.
Suono: Daniele Serio
Computer grafica: Alberto Vazzola
Fotografia: Marco Sgarzi
Assistente fotografia: Fabio Martignano
Make up: Nadia Dal Sala
Durata: 29 minuti
Nazione: Italia, 2010
Produzione: Michele Pastrello
Sito ufficiale: www.michelepastrello.it


Ancora istigato dal desiderio di educare sfruttando un linguaggio cinematografico (legato com'è ai problemi sociali) Michele Pastrello dirige Ultracorpo, cortometraggio tecnicamente notevole (bella fotografia, ottimi innesti di CGI, musiche adeguate) per manifestare il suo dissenso nei confronti di un tema tanto importante come l'omofobia.

Umberto (Diego Pagotto) è un uomo insoddisfatto: parla poco, ascolta meno e perde il suo tempo guardando film porno o richiedendo "il solito servizio" ad una prostituta fidelizzata; in quanto manovale, ragiona poco e preferisce che siano gli altri a trovare lavoro per lui. Per guadagnarsi da vivere si dedica a piccoli lavori su commissione; uno in particolare richiederà la sua presenza nell'appartamento di un omosessuale benestante (Felice C. Ferrara) per un problema al lavandino. Un lavoro comune, se non fosse che, per un'omofobico, rinchiudersi nella tana del lupo equivale a piegarsi (nell'accezione figurativa). Iniziano le paranoie, alimentate dal pregiudizio, che lo porteranno ad una svolta definitiva: loro non lo sanno ma due vite stanno per cambiare.

Plauso particolare ai due interpreti principali: Diego Pagotto (visto in Fuga dal call center e L'uomo che verrà) e Felice C. Ferrara, quest'ultimo evanescente e misterioso, si annida nei sogni di Umberto in una sequenza da brivido in cui rimangono evidenti reminiscenze fantastiche. Il titolo si rifà alla definizione dell'individuo "diverso" eppure "simile" sdoganato da Don Siegel nel film cult L'invasione degli ultracorpi (1956), omaggiato da Pastrello in una breve sequenza: per chi non lo conoscesse, quando Umberto guarda in televisione un film in bianco e nero (in quella scena Kevin McCarthy scova il primo bocciolo della contaminazione). Questo è l'orrore derivativo, scaturito dalla violenza disciplinare dell'omofobico, che sfugge al giudizio sociale reprimendo le sue reali attitudini sessuali. Al centro della narrazione vi è la privazione, l'esasperazione dell'essere unita alla paura del divenire. Umberto nutre una forte repulsione nei confronti degli omosessuali a tal punto che perde il controllo psicologico di sé; quando i ricordi e le pulsioni si fanno vive in quell'istante, decide che ad agire non deve essere l'intelletto, il pensiero laterale, bensì l'istinto efferato e vigliacco. Perché così è stato educato.


Con Ultracorpo Michele Pastrello compie il salto di qualità: dismessi i panni dell'indagatore formale, attaccato all'accurata sequenzialità delle immagini, alle inquadrature sofisticate - ma dove, nonostate le premesse (come in 32), filtrava più la forma che la sostanza - qui inquadra adeguatamente la dimensione da psicopatologia del fenomeno con una lucidità da autore navigato. La scrittura essenziale, ispirata a fatti di cronaca, c'entra l'obiettivo e diventa espressione di un malessere sociale che vira nell'orrore, appunto. Quell'orrore psicologico studiato da Pastrello ed evidenziato nei suoi corti; quell'orrore profondo che non finisce con la violenza carnale: si annida nelle coscienze individuali e continua la sua corsa al dolore soprattutto a ferita rimarginata. Un autore sensibile, a cui si dovrebbe dare più spazio produttivo. La curiosità è tanta circa il suo suo potenziale, finora espresso - per via dei pochi mezzi a disposizione, seppur con lodevoli risultati - solo parzialmente.

Categoria: Cinema

Autore: Vito Sugameli
Data: 15/02/2011



 

'Ultracorpo', la recensione commenti

 

'Ultracorpo', la recensione Foto