L'incontro, tenutosi al prestigioso hotel Westin Excelsior di Via Veneto dopo la proiezione dedicata alla stampa, ha visto protagonisti il regista Florian Henckel von Donnersmarck e l'attesissimo Johnny Depp, mentre l'altrettanto desideratissima Angelina Jolie, dopo aver costretto al reiterato rinvio della conferenza per consentire la sua presenza, ha dovuto infine dare forfait poiché ancora sull'aereo che la conduceva, insieme all'inseparabile compagno Brad Pitt, nella capitale. “Complicazioni metereologiche” si sono abbattute sulla tratta del suo volo, secondo la versione ufficiale, e quindi i Brangelina hanno potuto presenziare solo al red carpet serale, per l'anteprima VIP. Non per questo, però, si può dire che l'incontro con la stampa non sia stato interessante; vediamo dunque in dettaglio cosa hanno voluto rivelarci Mr. Depp e Herr von Donnersmarck (che tra l'altro ci ha risposto anche in discreto italiano).
Signor Depp, come ha affrontato la costruzione del personaggio di Frank, che è decisamente lontano dalle figure solitamente eccentriche che spesso propone al suo pubblico?
JD: Naturalmente, in ogni personaggio che interpreti c'è qualcosa di te. Ma, decisamente, vedo Frank molto distante da me. È un precisino, e al contempo una persona 'iper-normale'. Ne abbiamo discusso molto con Florian su questo punto. Un po' mi ha ricordato un mio conoscente, un ragioniere assolutamente ordinario con una particolare caratteristica: viaggiava per il mondo, e il suo hobby era fotografare insegne e simili che riportassero il suo nome.
Preferisce i suoi soliti personaggi estrosi o gradisce anche questi tipi più “normali” come Frank?
JD: Devo dire che sono stato fortunato, in primis, a lavorare con registi di assoluta bravura, che mi hanno proposto grandi personaggi. Dopodiché, come ho detto prima, ci si mette sempre un po' di sé stessi nei personaggi che si interpreta, cercando di rispettare le intenzioni e i voleri della sceneggiatura originale e del regista. E certe volte è più difficile interpretare una persona “normale” credibile che una decisamente sopra le righe!
Signor von Donnersmarck, com'è stato lavorare contemporaneamente con un cast simile, e in particolare con due star come Johnny e Angelina?
FHvD: Le vite degli altri non aveva certo un cast così stellare, eppure non ho avvertito poi così tanta differenza: lo status di “star” è dovuto alla popolarità e sentito dal pubblico, non necessariamente dagli attori. E loro non volevano che mi rapportassi a loro con referenza “solo” perché sono due grandi star internazionali.
Cosa ci dice a riguardo delle critiche, a volte aspre, ricevute in patria per questo film?
FHvD: Oh, lo capisco. Molte persone, dopo un film come Le vite degli altri, si aspettavano un film cupo e impegnato. Ma non era nelle mie corde al momento. Oltretutto avevo appena finito di scrivere una sceneggiatura che trattava l'argomento del suicidio. Insomma, avevo bisogno di qualcosa di 'leggero', qualcosa da “regalare” al mio pubblico per Natale, un inno alla bellezza, tutto qui.
Del nutrito cast italiano che ci dice?
FHvD: De Sica è stata una scoperta incredibile! I produttori mi hanno addirittura detto “Deve venire a lavorare in America, è troppo bravo!”. È stata una vera festa lavorare con lui, ed è davvero raro vedere un attore combinare allo stesso tempo eleganza e umorismo.
Alessio Boni l'ho notato in La meglio gioventù, e c'è anche Daniele Pecci, di cui sono sicuro sentiremo parlare in futuro. Poi avevo visto in tv Neri Marcorè, straordinario nelle sue imitazioni dei politici, e Nino Frassica, per il quale ho inserito il ruolo del carabiniere scritto “su misura” per lui. E poi, tra gli altri, Raoul Bova: era così perfetto nella sua parte, che Angelina ha trovato difficile darmi un ciak convincente nel momento in cui ha dovuto rinunciare alle sue avance! «È proprio un bono attore!» (ride)
All'estero, in molti hanno visto il film come troppo costruito sulla presenza fisica della Jolie, una sorta di 'genuflessione' alla sua figura di diva...
FHvD: Io sono felice per le nomination ai Globe assegnate ai miei attori, perché se le meritano. Genuflessione? Di sicuro è un film basato sui grandi attori e sulle grandi interpretazioni, non un blockbuster pieno solo di robot trasformabili e mostri...
Johnny, lei è un grande appassionato di rock. Darebbe via qualcuno dei suoi film per avere il privilegio di scrivere qualcosa come Johnny Be Good?
JD: Oddio, bella domanda! Non so, oltretutto ci stanno tante canzoni che adoro a tal modo... Highway 61, Simpathy for the devil... Ma è meglio lasciar certi meriti a gente come Chuck Berry. Io faccio qualcosa di più semplice per guadagnarmi il pane: faccio le facce!
E quando smetterà di imitare Keith Richards?
JD: Quando diventerò Keith Richards!
Come definirebbe il suo film? La definizione di “Comedy thriller” è calzante?
FHvD: Per me circoscrivere i film in un genere è limitante. Tuttavia la sua definizione mi starebbe bene.
Johnny, le è capitato di dover discutere con un regista a causa di visioni discordanti su un personaggio?
JD: Eccome! Ma non in questo caso, per fortuna. A volte registi e produttori hanno idee diverse dalle tue, è normale, soprattutto se hai molte 'cartucce' da sparare. Ma alla fine si trova un accordo: se ti hanno messo lì è perché sanno che sei adatto a quel ruolo.
E qualche ruolo che non lo ha fatto dormire la notte?
JD: Sì, ma non tanto per difficoltà a 'riconoscermi' nel personaggio quanto per una questione pratica. (ride) The libertine lo abbiamo girato in soli quarantacinque giorni, a ritmi accellerati.
Pensa che tornerà a dirigere un film?
JD: Oh, ho un paio di progetti in serbo quindi potrebbe darsi. Ma in caso sceglierò qualcun altro come protagonista, rivestire entrambi i ruoli di attore e regista è estremamente pesante.
Gli echi bondiani nel film si sprecano. A cominciare dalla presenza di Timothy Dalton...
FHvD: Adoro James Bond, ma non ho operato le mie scelte in funzione di una citazionistica particolare della serie. Dalton, anche se ha interpretato 007, l'ho scelto perché l'ho adorato in The Rocketeer.
Anche Steven Berkoff ha recitato in un film di Bond, ma l'ho scelto in virtù del suo ruolo in Beverly Hills Cop, che da ragazzino mi fece impazzire. A teatro è fantastico, l'ho visto all'opera su La metamorfosi ed è straordinario come sappia alternare grandi opere autoriali come quelle di Kafka a ruoli leggeri e popolari. Sono felice che lavorerà nuovamente per il cinema, nel prossimo di David Fincher.
Il film è molto morigerato, nonostante la passione che aleggia nell'aria. Tuttavia, si dice in giro ci fosse una scena hot con la Jolie sotto la doccia...la vedremo negli extra del dvd?
FHvD: No, non esistono scene del genere. Non dovreste leggere certe rivistacce! (ride)
A quel punto Piera Detassis, moderatrice dell'incontro nonché direttrice di Ciak, interviene: Hey, guardi che l'abbiamo scritto anche noi su Ciak! Ce lo ha rivelato lei stesso! (ride)
FHvD: Ah be'. Allora vuol dire che c'era! (ride) Johnny, tu te la ricordi questa scena della doccia?
JD: Ma dici quella in cui facciamo la doccia insieme io e Christian De Sica? (ride)
Categoria: Editoriale
Autore:
Marco Papaleo
Data:
18/12/2010






