Babel Recensione


"Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra."
(dalla Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9)

Babel di Alejando Inarritu è un film sull’incomunicabilità nei mille volti che questa piaga, alcuni dicono più pulsante nella modernità, può assumere. È l’incomunicabilità linguistica, culturale, generazionale, fisica ma soprattutto umana. È l’incomunicabilità come fonte della maggior parte delle sofferenze umane, dalle guerre alla più individuale delle sofferenze: una sentenza che nelle pieghe del film dimostra tutta la sua veridicità. Oltre a questo, un gran film, il migliore di Inarritu che con questo chiuse in grande stile – almeno per ora - la sua passione per le strutture complesse.

Tre storie staccate tra loro ma legate da un sottile filo costituito da un fucile. Una coppia di turisti americani fa un viaggio in Marocco per cercare di risolvere la loro crisi coniugale, scoppiata brutalmente con la morte del loro ultimo bambino appena nato: fanno difficoltà a comunicare tra di loro, ma l’episodio è anche occasione per dimostrare quanto possa essere crudele l’incomprensione linguistica e culturale. Dall’altra parte del mondo la loro governante, volendo assistere al matrimonio del proprio figlio anche dovendo rimanere a casa, decide di portare con sé in Messico i due bambini che accudisce: è uno spaesamento per loro, che assistono sbigottiti a un modo di festeggiare del tutto diverso, ma non solo. In Giappone, infine, una ragazza sordomuta deve far fronte ai problemi causatile dal suo handicap nel tentativo di provare l’amore, che ben presto si riduce a sesso: è la storia di una sordomuta ma anche del modo odierno di gettarsi via sessualmente una volta che si è rinunciata alla comunicazione intima.

In questo universo di disperazione tuttavia c’è qualcosa che salva, forse a differenza dei film precedenti di Inarritu dove, a ben vedere, a fine pellicola rimaneva ben poca speranza: c’è nuova speranza negli affetti familiari: la ragazza giapponese affonda in un abbraccio tutta la sua sofferenza nell’affetto paterno, la governante costretta all’espatrio in Messico dopo peripezie varie trova nell’accoglienza del figlio la forza per non avvilirsi e anzi sorridere e la coppia americana (degli eccellenti Brad Pitt e Cate Blanchett) si riscopre felice una volta che s’è resa conto di quanto la famiglia contasse per loro. Non che questo cambi il senso di Babel, che è per lo più di sconsolata resa di fronte agli abissi della discomunicazione, ma è la medesima luce di speranza e salvezza che quattro anni dopo Inarritu farà brillare, fin dal titolo, nel suo successivo lungometraggio Biutiful.

pubblicata il 29-12-2010

 

Babel citazioni

Se ci lasciate qui, giuro su Dio che ti ammazzo!

 

Babel curiosità

Babel è il terzo film che conclude la cosiddetta 'Trilogia sulla morte' (include i due film precedenti 'Amores Perros' e '21 grammi').

 

Babel commenti