Ong-Bak - Nato per combattere Recensione


A distanza di qualche anno, gli amanti di cinema si ricorderanno ancora dell'uscita nelle sale di Ong-Bak - Nato per combattere, accompagnato per l'occasione da un profluvio di frasi ad effetto crea-hype dalla forma di tagline: "Il nuovo Bruce Lee!", "Il nuovo Jackie Chan!" "Il ritorno del gongfupian!". L'ultima frase, per inciso, era dedicata soprattutto a chi effettivamente sapeva cosa fosse il gongfupian, e cioè il film di arti marziali (soprattutto quello di produzione cinese), un genere molto alla moda nel paese d'origine, capace anche di conquistarsi una discreta audience anche nel belpaese. Perché è chiaro che un film come Ong-Bak - Nato per combattere non può far certo gola a tutti; così come è chiaro che non potrà soddisfare tutti i palati. Il film di Prachya Pinkaew, infatti, affonda le proprie radici proprio in quella tradizione storica di genere, adottandone gli stilemi e cercando di ripulirli per adattare il prodotto ai tempi che corrono.

La trama - se così può essere definita - può essere riassunta in mezza frase (Ting deve recuperare la statuetta di una divinità, Ong-Bak appunto, trafugata dal suo villaggio da una banda di mascalzoni) e costituisce una sorta di canovaccio all'interno del quale lo stesso regista e Panna Rittikrai - coreografo di Jaa, co-autore della sceneggiatura: questo dice un po' tutto - si sono divertiti a inserire più occasioni possibili per permettere al protagonista di mettere a disposizione loro e del pubblico la propria essenza di letale macchina da guerra. Il film è costruito tutto attorno alla figura di Tony Jaa, solitamente artista marziale e coreografo di sé stesso: un attore che oseremmo definire men che mediocre, ma che possiede tutti i requisiti per inchiodare il pubblico davanti allo schermo. Lo stile di Jaa, che combatte soprattutto a mani nude è infatti veloce e letale, bello da vedere e pure difficile da credere. E sicuramente questo è uno dei motivi per cui Prachya Pinkaew concede poco al montaggio, regalandoci lunghi piani sequenza (talvolta traballanti, pure!) a dimostrazione che sì, it's all true! e concedendo allo spettatore disattento dei replay (comunque troppi) perché questo possa riapprezzare l'ennesima evoluzione del nostro protagonista ma anche preoccuparsi della sorte degli stuntmen costretti a concedersi a calci e gomitate di simil fattura.

Un pubblico in astinenza da gongfupian sicuramente non potrà che apprezzare una produzione simile; e non è detto che lo stile di Jaa non possa catturare anche un pubblico più generico. Certo è che Ong-Bak - Nato per combattere non è privo di difetti: la trama poteva fare più affidamento sull'autoironia (Jackie Chan insegna) e dare un minimo di carisma ai personaggi - i personaggi secondari sono così vuoti, odiosi e generici che ci hanno ricordato quelli dei film prodotti (quando non diretti) da Luc Besson; e forse non è un caso che lo stesso Besson abbia dispensato elogi per il film e lo abbia distribuito in Francia con EuropaCorp - i dialoghi sono così monocordi da essere imbarazzanti (ad un certo punto abbiamo perso il conto del numero di volte che viene pronunciato il nome "Ong-Bak"), il film è recitato male e doppiato peggio... ma quando difetti simili fanno riferimento ad un film come questo diventano solo palesi dimostrazioni della pignoleria del vostro cronista, e come tali vanno considerate.

pubblicata il 26-02-2010

 

Ong-Bak - Nato per combattere Foto

 

Ong-Bak - Nato per combattere citazioni

Ti ho tramandato e insegnato l'antica arte del del Muay Thay. Ora però ti chiedo espressamente di non farne mai uso.

 

Ong-Bak - Nato per combattere curiosità

Per realizzare il film non è stato necessario usare né cavi né CGI.

 

Ong-Bak - Nato per combattere commenti