Dopo il suggestivo simbolismo in bianco e nero impiegato nel film d'esordio π - Il teorema del delirio, Darren Aronofsky ritorna dietro la macchina da presa adattando l'originale romanzo di Hubert Selby jr. per il grande schermo, sotto la sua stessa e attenta supervisione. Il film non intende criticare l'(ab)uso di droghe bensì far luce sui danni causati da qualsiasi forma di dipendenza. Il percorso degenerante si sviluppa entro l'arco di tre stagioni (estate, autunno, inverno) e si concentra su due macrostorie, le quali a loro volto daranno fertilità allo svolgimento di altre due microstorie. In totale saranno quattro le persone le cui vite si incroceranno più volte: Sara Goldfarb (Ellen Burstyn), suo figlio Harry (Jared Leto), la sua bellissima ragazza Marion (Jennifer Connelly) e il suo migliore amico Tyrone (Marlon Wayans).
I tre giovani, dopo aver goduto di svariati eccessi, decidono di mettersi in affari, spacciando droga in maniera autonoma e in grosse quantità. Una posizione che li metterà a rischio, nonostante le entrate continuino ad aumentare a ritmo serrato. Sara Goldfarb, nel frattempo, riceve una chiamata a sorpresa: “Congratulazioni! Lei è stata scelta per partecipare come ospite in una trasmissione televisiva. Prossimamente le faremo avete tutti i dettagli.” Presa dall'eccitazione, si convince di dover dimagrire per poter entrare nel vestito rosso, ricordo ormai opaco di un passato glorioso. Intanto finisce l'estate ed inizia l'autunno. Da questo momento in poi l'ottimismo enfatizzato dei protagonisti perderà presa sulla loro coscienza, dipingendo nei loro volti espressioni sempre meno felici tanto che nessuno di loro riuscirà a godere dei meravigliosi colori della primavera.
Per facilitare la creazione di questo clima malato e opprimente, Darren Aronofsy ridisegna la funzione della telecamera e la fissa sulle spalle degli attori; ricerca inoltre nuove idee visive e sperimenta su un piano emotivo la dilaniante consapevolezza della vita, senza porre un freno ai suoi pruriti. Un approccio che ha portato alla definizione di un climax insostenibile, reso unico dall'ansiosa colonna sonora composta da Clint Mansell, dall'aggiunta di un filtro fotografico sporco (sensibile alla luce) e dal montaggio “hip hop”, senza il quale il regista non avrebbe potuto articolare contemporaneamente, e con tale efficacia, le diverse storie. A supporto dell'ottima direzione artistica, un cast formidabile su cui si erige una strabiliante Ellen Burstyn (L’esorcista, The Fountain): il suo apporto al personaggio di Sara Goldfarb travolge e sconvolge. Convincenti anche Marlon Wayans (Scary Movie), Jennifer Connelly (Labyrinth, Hulk) e Jared Leto (American Psycho, Alexander). Requiem for a dream non è tanto un'alternativa al Boyliano Trainspotting, quanto un film verità che accusa di distopia una società concreta, il cui condizionamento del pensiero indotto attraverso qualsiasi tipo di droghe (strumentali, percettive, psicologiche) ne ha compromesso, irrimediabilmente, la stabilità fisica e onnicomprensiva del singolo essere umano.
pubblicata il 01-02-2011

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